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davide nicola

Parole di calcio

 

David Peace, Il maledetto United. Il Saggiatore (2009) 408 p. € 17,50

Nel 1974 l’eccentrico Brian Clough, ex calciatore noto per i suoi tanti successi, accetta di sostituire il leggendario Don Revie e allenare una delle più difficili squadre del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, competitivi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scorretti. Disposti a tutto pur di vincere. Clough sa che non sarà semplice far funzionare le cose, eppure non rifiuta l’incarico: spinto da un orgoglio infinito accetta, nella convinzione di poter trasformare il Leeds in una squadra che vince senza imbrogliare. Inizia così la cronaca avvincente e disperata dei quarantaquattro giorni del più carismatico e controverso allenatore del Leeds United. Brian Clough è un uomo ambizioso, incontenibile e, nonostante gli enormi difetti, sostenuto da un fortissimo senso morale. La sua è una lotta quotidiana contro una squadra che odia (peraltro ricambiato), contro fantasmi che non smettono di perseguitarlo nelle notti insonni fra alcol e sigarette.

AA.VV. Ogni maledetta domenica. Otto storie di calcio. Minimum Fax (2010) 281 p. € 15

Il mondo del calcio raccontato “dall’interno” come non avviene mai sui quotidiani o nelle trasmissioni televisive. Otto scrittori si addentrano nei chiaroscuri del nostro sport nazionale. Tommaso Giagni si mescola tra gli ultras della Lazio alla ricerca di una verità sull’omicidio di Gabriele Sandri. Stefano Scacchi segue i talent scout delle grandi squadre a caccia di campioni tra favelas e campetti di periferia. Luca Mastrantonio ripercorre fasti e rovine del Milan di Berlusconi, e Vittorio Giacopini insegue la leggenda di Bora Milutinovic, l’allenatore “zingaro” che risollevava le sorti delle nazionali più povere del terzo mondo. Carlo Carabba mette sotto il microscopio il calcio geneticamente modificato ai tempi della pay-tv, e Andrea Cisi racconta la calda, folle, insostituibile esperienza di un pomeriggio allo stadio Zini tra i tifosi della Cremonese. Francesco Pacifico decostruisce splendori e miserie del “caso Balotelli”, mentre Osvaldo Capraro mette in scena una luminosa parabola fatta di calcio, violenza, colpa e redenzione. Otto racconti che mostrano - alla vigilia dei primi mondiali africani - che quello che un tempo fu un semplice sport è oggi, nel bene e nel male, lo specchio fedele del nostro mondo e dei nostri sentimenti più profondi.

Nicola Roggero, Anarchico Testabalorda.Una storia di vino e sportivi controcorrente e… Scritturapura (2009) 87 p.  €12

L’osteria di un paese, le colline e le vigne del Monferrato, degli amici seduti a un tavolo…

Sembra tutto e invece da lì possono scalare le salite del Tour de France, respirare la terra rossa del Roland Garros, segnare contro il Liverpool ad Anfield Road… Poco alla volta, attorno a una bottiglia di vino rosso compaiono Jacques Anquetil, James Hunt, Ilie Nastase e altri ancora.
Anarchico e testa balorda come Veronelli amava definire il Grignolino, è un libro che racconta la storia di un vino mai compreso fino in fondo che s’intreccia con quelle di sportivi non convenzionali.
Un romanzo in cui non ci sono “geni maledetti”, ma dove è protagonista chi ha saputo diventare campione restando se stesso a ogni costo, proprio come Matthew Le Tissier che ha rinunciato a fama, soldi e trofei per spendere tutto il suo straordinario talento nella squadra per cui tifava da bambino.

Claudio Paglieri, Domenica Nera. Piemme (2005) 365 p. € 10,50

Sul prato dello stadio di Genova i giocatori si guardano perplessi, sulle gradinate la folla rumoreggia. Il secondo tempo della partita che può decidere il campionato dovrebbe essere già iniziato, ma l’arbitro Ferretti non arriva. L’hanno trovato impiccato nel suo spogliatoio. È una bomba, per il mondo del calcio italiano. Impazzano i dubbi, le voci, le malignità. Il campionato viene interrotto. Tutti sussurrano la parola che non si può dire ad alta voce: corruzione. Serpeggia il sospetto che il suicidio - sempre che sia davvero un suicidio - sia legato alle torbide vicende che hanno segnato la carriera di Ferretti. 

Simone Bartelegni, L’ ultimo baluardo. Il calcio schietto dell’Athletic Bilbao. Limina (2006)  258 p.  € 13,50

Nel calcio del terzo millennio, toccato da gravi scandali e dall’onnipresente ricerca del profitto, c’è una squadra che non ha ancora venduto l’anima al diavolo: l’Athletic Club di Bilbao. Oltre cent’annì di gloriosa storia sportiva che attinge esclusivamente al settore giovanile e a giocatori nati dietro l’uscio di casa. Di fronte a tutte le degenerazioni che stanno ammorbando il calcio, sentenza Bosman, Passaportopoli, Piedi Puliti, doping , amministrativo, ipertrofia televisiva, caccia agli utili a ogni costo e così via, agli appassionati della pedata restano due soluzioni: troncare ogni rapporto col mondo del pallone o trovarsi un rifugio. A chi opta per la seconda, un suggerimento: innamoratevi dell’Athletic Bilbao. Tuffatevi nelle pieghe delle maglie biancorosse della squadra basca, per trovarvi un’idea di calcio dal sapore primo Novecento: nessuno straniero in campo, nessun presidente-dittatore, nessuna ossessione televisivo-affaristica, totale fedeltà a una maglia tuttora non macchiata da alcun logo pubblicitario. Fantascienza o, al contrario, passato remoto? No, una realtà presente e vincente. Mai retrocessa dalla serie A spagnola, primato condiviso con le multimilionarie e multinazionali Barcellona e Real Madrid. Athletic: l’ultimo baluardo a difesa di romanticismo e purezza dagli attacchi del calcio moderno. Un libro che narra la storia, ma soprattutto tenta di spiegare la filosofia che guida la più singolare squadra di calcio di tutti i tempi. 

St. John Warren, Rifugiati Football Club. Neri Pozza (2009) 377 p. € 16,50

Clarkston, Geòrgia, era una tipica cittadina del Sud fino a quando non è stata designata nel 1990 come centro di accoglienza per i rifugiati, diventando la prima dimora americana per innumerevoli famiglie in fuga dalle zone di guerra di tutto il mondo. Improvvisamente le sue strade si sono riempite di donne che indossano il velo, ovunque si è diffuso il profumo del curry e del cumino, e ragazzi di ogni colore hanno iniziato a giocare a calcio in qualunque spazio disponibile. La città è diventata anche la casa della carismatica Luma Mufleh, una donna giordana che ha studiato negli Stati Uniti e che ha fondato una squadra di calcio composta dai ragazzi di Clarkston. E quei ragazzi hanno trovato un nome per la loro impresa: i Fugees, i Rifugiati. L’incredibile storia dei Fugees inizia il giorno in cui Luma vede qualcosa di inaspettato: un gruppo di ragazzi sopravvissuti alle guerre, alla violenza, alla morte di fratelli e genitori, sta giocando a calcio con una passione e una grazia che sembrano annullare qualsiasi orrore. Basta un attimo e Luma comprende il suo destino. Un pomeriggio del giugno 2004 gli aspiranti calciatori accorrono entusiasti e increduli al primo provino dei Rifugiati e Luma è pronta a scoprire ed esaltare ciò che hanno davvero in comune. “Rifugiati Football Club” segue una grande stagione dei Fugees e della loro allenatrice.

Sergio Barbero, Gigi Meroni. Il ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones. Graphot (2007) 176 p. € 16

L’universo giovanile degli anni Sessanta, la voglia di cambiare il mondo. Gigi Meroni piaceva ai ragazzi perché era un ribelle: il modo di vestire, i capelli lunghi, un amore proibito. Gigi Meroni, il ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones. E il Toro. “U Meruni”, l’idolo della Curva Nord, tana dei tifosi del vecchio Genoa. La “Farfalla granata” della Curva Maratona: con quel ragazzo i tifosi del Toro vedevano rinascere sogni accantonati dopo la scomparsa dei Campioni del Grande Torino. Per tutti era il “7 bello”, senza antenati e senza eredi. L’artista che visse una breve e fulgida vita abitata dal canto dei poeti. L’anticonformista rispettoso della libertà altrui. La storia di un calciatore geniale che esaltava il pubblico segnando gol senza quasi toccare la palla. 

George Best; Roy Collins, The Best. Baldini Castoldi Dalai (2007)  294 p. € 10,90

All’apice del suo successo fu battezzato “il quinto Beatle”, e fu il primo calciatore popstar della storia. Ma Best non è mai stato capace di convivere serenamente con il denaro e la fama frutto del suo talento, e tutta la sua vita è costellata da oscure storie di donne, sesso e alcol. Molto è stato scritto su di lui, ma mai nulla era stato raccontato dallo stesso Best. In questa autobiografia il noto calciatore ha deciso di rimuovere ogni pudore e trascinare il lettore nei gorghi della sua vita “spericolata”, tra il fascino della swingin’ London degli anni Sessanta e la cruda realtà nordirlandese, tra i pub e i tribunali. Fino alla bancarotta, la prigione e l’inferno della cirrosi epatica.

AA.VV. , Cuentos de Fùtbol. Mondadori (2002) 189 p. € 6,80

Antonio Skarmeta, Eduardo Galeano, Osvaldo Soriano, Jorge Valdano: sono solo alcuni degli autori del panorama letterario centro e sudamericano i cui testi sono raccolti in questa antologia. Stili diversi per raccontare uno dei temi più cari all’immaginario latino: il calcio.

AA.VV. Scrittori in curva. Nove storie per nove squadre di calcio. Marotta e Cafiero (2009) 178 p.  € 12

Nove tifosi eccellenti raccontano la passione per la propria squadra. Marco Civoli ammette la sua fede interista e il suo recente amore per Ibrahimovic, Maurizio de Giovanni narra di una mitica trasferta del Napoli di Maradona, Steve Della Casa racconta un derby dalla curva del Torino, Davide Enia dichiara tutto il suo amore per i rosanero del Palermo, Gianluca Morozzi ci conduce nella curva rossoblu del Bologna, Cristina Norante nella Roma biancoceleste, Paolo Pasi descrive il suo innamoramento per il Milan fin dagli anni della serie B, Sara Ventroni ripercorre la storia della sua Roma giallorossa, da Falcao a Totti, e Athos Zontini ci riconduce ai tempi della Juventus di Platini e Boniek. La prefazione al libro, nato da un’idea di Marco Ottaiano, è di Sergio Ferrentino.

Francesco Caremani a cura di, Oltre il 90º. La storia di Flavio Falzetti, tornanto al calcio dopo 35 cicli di chemioterapia.  Bradipolibri (2009) 208 p. € 15

Flavio Falzetti è stato un buon centrocampista ( Gubbio, Camerino, Urbino, Monturanese, Taranto, Civitanovese ed Elpidiense), oggi continua a lavorare nel mondo del calcio, in mezzo un linfoma che ancora lo perseguita, la “Bestia”, come lo chiama lui.
Con questo libro ha deciso di raccontare la sua storia in prima persona, perché crede nell’effetto taumaturgico dell’esempio e da questo alla forza di volontà per combattere patologie gravi come quelle oncoematologiche.
È tornato a giocare a calcio dopo 35 cicli di chemioterapia e nonostante la Bestia cerchi di fargli ombra da più di dieci anni lui è più forte di prima, se non nel fisico nella mente, quella che l’ha portato più volte fuori dal tunnel…

Alberto Schiavone, La mischia. Cult editore, (2009) 150 p. € 9,50

Amedeo è un ragazzino che gioca a calcio e, come tanti, vuole diventare famoso. Come tanti ha un padre che con lui sogna di svoltare, e intanto lo accompagna dappertutto con una macchina che non funziona mai; ha un compagno di classe ricco e una sorella maggiore che non sopporta. Nella squadra arriva un nomade ed è il più bravo di tutti. Ma chi è? Dove vive? E perchè Adriano, il vicino di casa, il marito di Daniela, che ogni venerdì passa una mezz’ora con ognuno dei mariti del condominio, porta ogni notte dei sacchi della spazzatura in giro per le discariche? Intanto la vita continua, tra personaggi grotteschi e pugni nello stomaco. Un romanzo che tratteggia con beffardo realismo l’Italia moderna, utilizzando come paradigma proprio lo sport più seguito del mondo.

Remo Carulli, Pensieri di un terzino sinistro. Zona (2009) 173 p. € 18

L’arbitro fischia l’inizio della partita. Sono un po’ nervoso. Non è facile parlare di se stessi, soprattutto in pantaloncini, coi parastinchi che bloccano la circolazione e la prospettiva di dover raccontare a dei perfetti sconosciuti che non capiscono nulla di calcio gli avvenimenti di novanta minuti. Novanta minuti… Una vita intera“. Esiste una spiegazione all’enorme successo del calcio, a tutte le latitudini e trasversalmente a ogni cultura lo sport più amato: la presenza di infinite assonanze con la vita reale. Il calcio è una metafora estremamente raffinata dell’esistenza e, allo stesso tempo, uno strumento decisamente flessibile per esprimere i propri pensieri. Pensieri di un terzino sinistro è un romanzo che parla di calcio, non un romanzo sul calcio. Attraverso il racconto dei novanta minuti di una partita e utilizzando con ironia tutti gli stereotipi sui calciatori, l’autore sviluppa continue riflessioni, come se calci d’angolo, tiri in porta, dribbling e punizioni fossero esperienze di vita, e l’area di rigore un luogo privilegiato per conoscere se stessi. 

Sergio Vatta, La magia del Filadelfia. Graphot (2009) 200 p. € 18

La magia del Filadelfia narrata attraverso gli occhi di un esule dalmata, giunto a Torino nel lontano ‘53 col Toro già nel destino. Sergio Vatta racconta la propria vita, e con essa l’entusiasmante cavalcata negli anni ‘80 del settore giovanile granata. Le vittorie, il lancio di innumerevoli ragazzi in Serie A, la realizzazione di progetti ambiziosi e avveniristici, tutto viene narrato attraverso curiosi aneddoti che spiegano il perché dei grandi successi. Il filo degli eventi raccorda trame impensabili, ma la magia del Filadelfia aleggia fin dalle prime pagine, gettando il proprio seme in una terra lontana, per poi germogliare sul terreno in cui Capitan Valentino e gli altri Invincibili costruirono la loro leggenda. Un misterioso amico trasforma una storia fatta di memorie in una favola… E anche l’impossibile cessa di essere tale. Grazie alla magia del Filadelfia. 

Antonio Cracas, Mi era rimasto un calzettone. Morea (2008) 216 p.  € 15

Patrizio Sala in queste pagine, amichevolmente raccolte da Antonio Cracas, si racconta più come uomo che come calciatore presentando l’immagine di un uomo leale per il quale lo sport, e il lungo periodo trascorso come giocatore del Torino, ha rappresentato un momento importante della propria vita. È la storia di un atleta, di un campione, ma soprattutto è il racconto di un bravo ragazzo di campagna e poi di un uomo generoso. Insomma Patrizio è la classica persona che tutti vorrebbero avere come amico, ma che non tutti hanno avuto la fortuna di incontrare.

Sergej Samsonov, Un fuoriclasse vero. Distopica calcistica. Isbn edizioni (2009) 184 p. € 15

Il giovanissimo fuoriclasse del Barcellona Semën Suvalov ha un ingaggio di 19 milioni di dollari. Più i diritti di immagine, gli sponsor, le apparizioni in tv. Semën ha realizzato il sogno che lo accompagnava da quando dava calci al pallone in un depresso sobborgo di Mosca e andava male a scuola. Il collegio del Cska, il debutto in prima squadra, la popolarità internazionale e la sfida alla mafia russa che vorrebbe vederlo con la maglia del club inglese del superboss. Ma Semën vuole il Barcellona del suo idolo Cruijff. Il paradiso del calcio vero. E, con mille intrighi, ci riesce. Sarebbe finita qui se in testa non gli balenasse un dubbio: è veramente un campione, o i suoi sponsor pagano gli avversari per lasciarlo giocare da campione? Per risolverlo Semën si trasformerà in un allucinato detective, fino a compromettersi la carriera e la vita. Fino all’ultima partita giocata al Camp Nou. Un fuoriclasse vero rompe con le storie edificanti sul calcio che realizza i sogni dei bambini, portandoci, con il ritmo forsennato di una incredibile spy story, fin dentro l’incubo del calcio apocalittico che si gioca negli spot pubblicitari.

Ivan Colovic, Campo di calcio, campo di battaglia. Il calcio, dal racconto alla guerra. L’esperienza jugoslava. Mesogea (1999) 160 p. € 11,40

Pochi sanno che la guerra tra serbi e croati è cominciata una domenica pomeriggio, con gli scontri allo stadio di Zagabria. Molto si è parlato del mitico Arkan, di recente rientrato nel mondo dello sport, dopo aver comandato, durante la guerra, una terribile banda armata. I rapporti con le tifoserie italiane sono fortissimi, e così pure gli elementi di somiglianza con altre forme di hooliganism internazionale. Ma vi sono differenze… In tre saggi rapidi e brillanti, lo scrittore ed etnologo Ivan Čolović analizza il coinvolgimento dei club nelle guerre nazionaliste in ex Iugoslavia. Per alcuni, tradimento degli ideali della Curva Sud, per altri, invece, l’impiego del mitra come logico sbocco delle trasferte domenicali. Čolović esamina con attenzione il rapporto tra il linguaggio della cronaca sportiva, l’immaginario collettivo e il nazionalismo. Un libro da leggere in Italia, per le inquietanti domande che pone anche in rapporto alle vicende del nostro paese.

Pierluigi Tamborini, Il centravanti triste. Editing (2008) 308 p.  € 15

Il “Centravanti triste” del titolo non deve trarre in inganno.
Di triste in questo libro c’è soltanto quel giusto che a volte riserva l’esistenza, una vena malinconica ampiamente compensata da tanti momenti di buonumore.
Una lettura divertente attraverso il mondo del pallone che diventa metafora della vita, a volte volutamente spinta sul terreno del surreale,  con i suoi piccoli protagonisti di tutti i giorni,  nè vincitori nè vinti, ma pur sempre esseri umani, i cui destini spesso si intrecciano con quelli legati a quel grande collante nazionale che è il calcio.
Ventidue racconti e non a caso. Ventidue come i giocatori sul prato verde.
Dai campetti dell’oratorio agli stadi più grandi in una piccola, grande cavalcata di personaggi quasi sempre ai margini del Calcio, quello con la C maiuscola, ma forse per questo più autentici e genuini, anche se, a parte un paio di racconti autobiografici, nascono tutti da uno sforzo di immaginazione e prendono vita inseguendo ognuno uno spunto originario dal quale trarre sostanza per diventare poi protagonisti sualla carta.
Un viaggio anche attraverso i sentimenti, le emozioni, le paure e i divertimenti di una piccola, libera repubblica della pedata. Tutti insieme ad inseguire una palla. E con essa la vita.

Manuel Vàsquez Montalbàn, Il centravanti è stato assassinato verso sera. Feltrinelli (2003) 200 p.  € 7

Perché avete usurpato il ruolo degli dèi che in altri tempi guidarono la condotta degli uomini, senza arrecare conforti soprannaturali, ma soltanto la terapia dell’irrazionale. Perché il vostro centravanti vi fa gestire vittorie e sconfitte dalla comoda poltrona di cesari minori: il centravanti verrà ucciso all’imbrunire.” Per tutelare l’incolumità della star calcistica dal delirio di un folle, il presidente della società chiama in suo aiuto Pepe Carvalho, che si vede così costretto in una nuova avventura barcellonese, in una città sconvolta dai lavori e dalle speculazioni per i Giochi Olimpici del 1992.

Salvatore Scalia, Fuori gioco. Vita bruciata di un calciatore di provincia. Marsilio (2009) 125 p. € 12

La storia è filtrata attraverso la memoria del protagonista colto in due momenti essenziali della sua esistenza: da ragazzo alla vigilia della partenza per Milano per un provino con l’Inter; e da adulto che passeggia sui sentieri dell’Etna dopo l’ultima partita. I primi sono ricordi di iniziazione sessuale, sentimentale, politica e morale, di quella moralità a rovescio che premia i furbi, incarnata dal padre operaio raccomandato che ha riversato sui figli le proprie frustrazioni e da un compagno di squadra privo di scrupoli che diventerà ricco legandosi alla mafia e al potere. L’uomo adulto, invece, ha già provato i morsi della delusione, si rende conto di aver vissuto a occhi chiusi, di aver amato servilmente una donna ricca e capricciosa, di essersi fidato scioccamente delle promesse del suo protettore, assistendo indifferente alla distruzione del suo vecchio mondo di sogni, di miti, di paure infantili. Sullo sfondo le macchiette tragiche e grottesche di Mascalucia, paese a cui la speculazione edilizia strappa il fascino antico e Catania con la sua vivacità colorita e violenta.

Ryszard Kapucinski, La prima guerra del football e altre guerre di poveri. Feltrinelli (2002) 237 p. € 15 oppure Feltrinelli, collana Universale economica, (2005) € 7,50

1958: un giornalista venticinquenne irrequieto parte per l’Africa dove, tra andate e ritorni, rimarrà per circa dieci anni. A quel tempo il mondo s’interessava veramente a quello strano continente, muto per secoli, che cominciava a parlare e a far parlare di sé. “L’Africa era un enigma, un mistero, nessuno sapeva che cosa sarebbe successo quando trecento milioni di individui avrebbero drizzato la schiena e chiesto il diritto di parola. In Africa cominciavano a nascere degli stati, gli stati compravano armi e molti giornali stranieri si chiedevano se tutto il continente non stesse per muovere alla conquista dell’Europa.” E così, nel caldo soffocante del continente, Kapuscinski arriva in Ghana, poi in Congo dove assiste allo smarrimento della popolazione quando Lumumba viene assassinato; poi in Tanganika, Sudafrica, Algeria, ogni volta nei momenti più caldi, all’esplodere di rivolte e rivoluzioni, tentando sempre di capire cosa sta succedendo e perché. Nel 1967 Kapuscinski rientra in Polonia ma non riesce a diventare un giornalista stanziale. Nell’autunno, parte per un viaggio di cinque anni in America Latina. Altro continente povero, dove si svolgono guerre povere, come quella scoppiata nel 1969 tra l’Honduras e il Salvador. “I piccoli stati del Terzo, Quarto e di tutti gli altri mondi possono sperare di suscitare qualche interesse solo quando decidono di spargere sangue. Triste ma vero,” conclude Kapuscinski. 

Nick Horby, Febbre a 90°. Guanda (1997) 256 p. € 15

Giocato ad alti livelli, il calcio può vantare l’eleganza e la raffinatezza della poesia. Viene da domandarsi allora perché non ci siano più libri su questo argomento.
In un certo senso “Febbre a 90′” è un tentativo di colmare questo vuoto. Nick Hornby infatti non scrive da sociologo o da antropologo ma da tifoso. Non è certo da escludere che abbia letto trattati come “Massa e potere” di Canetti o “Il cosiddetto male” di Lorenz, ma il giovane autore inglese sceglie saggiamente di non schierarli come difensori: per lui la condizione mentale del fan si avvicina molto all’incapacità di intendere e di volere.”Per buona parte di una giornata qualsiasi, io sono un rimbambito”, confessa a pagina 2. Essere un tifoso vuole dire vivere quasi interamente nel passato e, ricostruendo minuziosamente la storia dell’Arsenal, la memoria di Hornby si rivela prodigiosa. Ma “Febbre a 90′” è molto più che una semplice lista di fatti e cifre.
La “recherche des parties perdus” è anche una ricerca della sua infanzia perduta. La sua ossessione per l’Arsenal è inestricabilmente legata al ricordo della separazione dei genitori.”Mi chiedo quanti altri tifosi, se dovessero esaminare le circostanze che li hanno condotti alla loro ossessione, potrebbero trovare qualche sorta di equivalente dramma freudiano” - riflette l’autore. Certamente la prima partita dell’Arsenal a cui assiste gli offre il terreno ideale su cui proiettare i propri traumi familiari e il rapporto tra la squadra perdente e i tifosi arrabbiati lo riconducono proprio alla relazione tra i genitori. Così la storia dell’Arsenal diventa per Hornby metafora per valutare le tappe principali della sua vita - le prime ragazze, gli anni dell’università, la breve carriera da insegnante e i primi tentativi falliti di diventare scrittore.
Tuttavia “Febbre a 90′” non è solo un’autobiografia ma è anche un affascinante studio sul ruolo del calcio in Gran Bretagna, uno dei due pilastri della cultura “working class” (l’altro è la pop music) con cui Hornby si identifica fortemente: “I ragazzi e le ragazze della grammar school del dopoguerra facevano un salto nel vuoto; nessuna delle culture disponibili sembravano appartenerci, così abbiamo dovuto afferrarne una al volo. E d’altronde, che cos’è la cultura inglese borghese e provinciale del dopoguerra? Jeffrey Archer ed Evita (…), i Goons, Adrian Mole e Merchant-Ivory (…) non c’è da meravigliarsi se volevamo tutti essere Muddy Waters o Charlie George”.Il fatto che Hornby assuma per scelta questa identità culturale gli permette di mantenere una certa distanza dal proprio fanatismo calcistico e di evitarne quindi gli aspetti più primitivi. La violenza, presente ai margini del testo fin dalle prime pagine - premonizioni di Heysel e Hillsborough -, viene condannata ma al tempo stesso contestualizzata. Queste tragedie, commenta l’autore, sono solo il risultato indiretto della violenza degli “hooligans”. La crudele ironia di Hillsborough, il fatto che le cancellate di sicurezza, costruite per impedire le invasioni di campo, impedirono invece ai novantasei tifosi di scappare dalla morte, svela piuttosto l’amore asimmetrico tra i tifosi pronti a dare tutto per la loro squadra e le società calcistiche che li trattano come bestie.
Tra nostalgia e riflessione culturale ci si può chiedere dove è finita la poesia del bel calcio. Ma ai veri tifosi non importa. Come dice Hornby, “io seguo il calcio per una marea di motivi, ma non vado per divertirmi e quando mi guardo attorno il sabato e vedo quelle facce accigliate in preda al panico, mi rendo conto che anche per gli altri è la stessa cosa”.”Febbre a 90′” è questa cosa, ma anche molto di più.

Mario Soldati, Ah! Il Mundial. Sellerio editore ( 2008) 153 p. € 11

Ai Mondiali del 1982 Mario Soldati andò quasi per caso. Fu una idea di Alberto Cavallari, allora direttore del Corriere della Sera. “Mi aveva detto che dovevo - cosa per me nuovissima - scrivere un articolo al giorno per tutta la durata del mio servizio”. Soldati si ritrovò così a 75 anni nella veste inedita di corrispondente sportivo. Fu un mese indimenticabile, per lui e per i lettori del quotidiano. Partì quasi in sordina, non sembrava un tipo da emozionarsi. Il primo incontro è con Bearzot, gli parve onesto, serio, un severo funzionario di stile mitteleuropeo, un personaggio di Joseph Roth, scrisse. Ma Soldati fa presto a scoprirsi tifoso. Sin dalla prima partita, “non avrei mai creduto di soffrire così per la nostra nazionale”, dice dopo lo 0 a 0 di Italia-Polonia. Il giorno prima è andato a trovare i giocatori polacchi nel loro ritiro, li ha visti tesi, preoccupati, si è commosso al punto quasi da augurarsi una loro vittoria. Ma una volta in campo tutto cambia, ogni ondeggiamento svanisce: Soldati segue con ardore le guizzanti manovre degli azzurri, smania perché un soffio di fortuna aiuti il pallone a entrare in porta, urla di rabbia. Da commentatore distaccato diventa un esperto, si indispettisce per il comportamento di Paolo Rossi che vuole tener palla, è pronto a dare lui la formazione.